Andrea Lucchini, il capitano giovanissimo di Social OSA.
Mi sono trovato, o meglio sentito visto il periodo, con Andrea Lucchini, il capitano della C Gold, per una chiacchierata attraversando argomenti seri e altri più leggeri.
“Come prima cosa cerchiamo di capire il tuo soprannome; da Andrea Lucchini a “Sick-Lucco” come ci arriviamo?”
“È stata l’unione di due soprannomi, “Sick” e “Lucco” che insieme richiamavano il produttore discografico “Sick-Luke”. Il primo nasce dagli amici che ho in montagna, mentre il secondo è più il mio soprannome quando sono dentro al campo. Su Instagram ho deciso di mettere entrambi e ha riscosso successo, quindi ho deciso di mantenerlo”.
Come abbiamo detto sopra, Andrea Lucchini è il capitano, giovanissimo, di questa C GOLD. Cerchiamo di approfondire l’argomento.
“Capitano giovanissimo, quali sono state le tue sensazioni dopo avertelo comunicato? Inoltre lo sei diventato subito dopo Michelori, eredità piuttosto pesante no?”
“C’è stata subito grande emozione seguita poi da tanto senso di responsabilità anche perché ti trovi ad aver a che fare con ragazzi anche più grandi di te. Voglio essere un leader silenzioso, cercando di venire sempre in palestra dando il massimo e dare un esempio.
Per quanto riguarda Michelori, la prima cosa che mi viene in mente è l’esempio che dava a tutti noi in palestra, nonostante la sua carriera era quello che arrivava sempre per primo e dava il massimo. In più mi ha colpito la sua umiltà e simpatia. Mi ha preso sotto la sua ala protettiva e ho imparato innumerevoli cose. Gli sarò sicuramente sempre grato”.
“Ma ci chiediamo tutti la stessa cosa, chi hai pagato per diventarlo?”
“Fatalità mio padre è diventato vice-presidente della società nello stesso momento in cui io sono diventato capitano, non ci siamo neanche impegnati per nascondere il misfatto. Detto ciò, il mio record da capitano è 0 vittorie e 7 sconfitte quindi devo stare attento io, ma anche lui”.
“Quindi tuo padre, o vice-presidente come preferisci, è anche il motivo per cui giochi in C Gold nonostante tu non tiri da fuori neanche sotto coercizione?”
“Non vorrei essere monotono, ma direi di sì a questo punto. A parte gli scherzi, il mio è stato un percorso graduale, la classica gavetta. Le prime partite le guardavo dalla panchina per tutti i 40 minuti, poi Paolo mi ha dato molta fiducia e penso ovviamente cha la mia presenza qui sia tanto merito suo. Per compensare questo gap del tiro metto tanta voglia e tanta difesa. Come ho detto, voglio essere un esempio per l’impegno che ci metto sempre. In più, ho la fortuna di essere un jolly che può giocare dall’1 al 4 quindi un posto in campo, o nella dirigenza tramite mio padre, lo trovo”.
“Se dovessi farmi un quintetto ideale della C Gold chi metteresti?”
“Allora, con grande umiltà, mi metterei dentro perché il quintetto ideale sarebbero 5 me che giocano dall’1 al 5. Una squadra, al tiro, micidiale. Seriamente invece metterei Iacono come play, che mi piace molto. Come guardia Mastrangelo che contro di noi l’anno scorso mi ha impressionato, come tre Gorla, il quattro lo faccio fare a Boccafurni e concludo con Paleari sotto canestro”.
Dopo il quintetto, scendiamo nei particolari, attraverso due racconti, uno su un compagno di squadra e uno su di lui.
“Un aneddoto su un compagno che non ti scordi?”
“Ti dico un aneddoto di Angiolini, faceva il riscaldamento in infradito. Anche perché sotto un articolo che lo riguardava, un ragazzo gli aveva scritto “Grande Angio, spero continuerai i tuoi riscaldamenti in infradito su tutti i campi milanesi” quindi ho capito essere proprio una leggenda vera e propria”.
“Errore più grande fatto in campo?”
“Sul campo sicuramente sono tanti, ma sicuramente la più grande è stata rispondere a Paolo durante una partita. Non lo avessi mai fatto. Io e Riggi dovevamo cambiare su un blocco, invece sono rimasto sul mio uomo, ho detto al coach che non avevo capito, (non posso usare le vere parole dette), e lui è impazzito giustamente. Voleva entrare in campo a menarmi. Ragazzi, non fatelo, un consiglio dal vostro capitano”.
Siamo arrivati all’ultima domanda, che non è del tutto seria, come d’altronde tutte le altre, in linea con la personalità e il carattere di questo giocatore. Lavoratore duro, ma sempre solare e con la battuta pronta.
“Sotto di un punto a pochi secondi dalla fine, chi fai tirare?”
“Direi Panaccione, così ho leccato il c*** a Paolo che mi farà giocare e a te così mi fai apparire bene e me la passi. In più ho mio padre in società, posso dire di essere a posto per un bel po’. L’ultima volta in partitella ad allenamento Barbisan ha messo 6 o 7 triple di fila, quindi direi che ho una ferita aperta. Scelgo lui”.
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