Andrea Corvi

24 domande, sempre le stesse, per conoscere meglio il nostro staff tecnico

Andrea Corvi si racconta

1. Nome? Andrea
2. Cognome? Corvi
3. Soprannome? Andre, Corvaccio solo per gli amici più intimi 😂
4. Luogo e data di nascita? Milano 29 gennaio 1989
5. 10 parole per presentarti? Sportivo, Riflessivo, Ambizioso, Polemico, Disponibile, Preciso, Dinamico, Diretto, Rompiscatole, “Imbruttito”.
6. La pallacanestro è? Vita. Ogni giorno trovo parallelismi tra la vita di tutti i giorni e la palla a spicchi. Solo chi la conosce bene può comprendere ciò che intendo.
7. Un aneddoto particolare della tua carriera? Da giocatore ero un bravo difensore, marcavo sempre l’avversario più pericoloso. Ho smesso di giocare perché non ho mai capito l’importanza di imparare a tirare e quindi non segnavo mai. Da giovane coach milanese avevo il sogno di vincere al Palalido contro Olimpia Milano. Quando ho vinto contro
Olimpia, si erano trasferiti al Forum….too late 🤦!
8. Hobbies al di fuori della Pallacanestro? Moto, Sci, Snowboard, Tennis
9. Michael Jordan, Kobe Bryant o Lebron James? Kobe Bryant
10. Squadra del cuore NBA – SERIE A – CALCIO? Los Angeles Lakers – Milan
11. Film che hai visto 100 volte? Tre uomini e una gamba, Forrest Gump, A beautiful mind, Coach Carter.
12. La canzone della tua vita? A beautiful day – U2
13. Ultimo libro che hai letto? Ammetto di non essere un gran lettore. Più che letto, ho studiato “Le strategie di  Coach K – Mike Krzyewski”
14. Il coach a cui ti ispiri? In coerenza con Kobe e Lakers delle risposte precedenti, dico Phil Jackson e di conseguenza cito anche Tex Winter che hanno sviluppato e perfezionato il “Triple post offense” ovvero il cosiddetto “Attacco triangolo”.
15. Il tuo rapporto con i giocatori? Mi piace avere un approccio pratico, provo a parlare poco e a fare di più. Come in tutti i rapporti interpersonali, c’è chi apprezza e chi meno. In generale, voglio pensare sempre al bene della squadra in via prioritaria, sperando di lasciare un valore aggiunto non solo tecnico anche ai singoli ragazzi. Sono tutt’ora
in contatto con alcuni giocatori che ho allenato in passato ed apprezzo molto quando mi scrivono sui social anche solo per un saluto. È bello poter tornare ad allenare i nostri classe 2000 – 2001 (oggi in serie C Gold), che allenai quando giocavano Under 13 e 14 provinciale qualche anno fa.
16. Cosa ti piace in un giocatore? Nei giocatori sia più giovani sia più esperti apprezzo sempre la passione vera per il gioco, l’attenzione ai dettagli, la costanza, la resilienza, la determinazione nel voler apprendere sempre. La curiosità e la dedizione nel voler imparare cose nuove sono il vero motore del miglioramento, e quindi dei risultati. Dentro e fuori dal campo.
17. Cosa non sopporti in un giocatore? Al contrario della precedente risposta, la presunzione di conoscere già tutto e la poca voglia di apprendere. Un “giocatore” non appassionato si riconosce lontano un miglio.
18. Il più forte giocatore che hai mai allenato? Sarebbe troppo facile citare un giocatore OSA, ma non vorrei fare favoritismi… Voglio quindi tornare indietro alla stagione 2016-2017 quando allenavo ai Bufali di Cernusco e citare Matteo Franco, il capitano: è stato Campione d’Italia Under 15, dalle giovanili di Eccellenza all’esordio e primi punti in serie A1 in maglia Fortitudo Bologna. Non mollava mai, dava sempre il massimo in partita senza dubbio, ma soprattutto in allenamento: era un esempio per i compagni. Sono sicuro che anche oggi in serie A sia così.
19. Il tuo rapporto con gli arbitri? Migliorato, qualche anno fa prendevo tecnici e qualche espulsione. Una volta ne attribuirono una a Coach Maif per errore: se la ricorda ancora…. Apprezzo molto gli arbitri che hanno un dialogo aperto con gli allenatori anche durante le partite più difficili da gestire. Con qualche anno di esperienza in più, ho imparato a non parlare con gli arbitri che non vogliono ascoltare. Spesso vengono attribuite agli arbitri “colpe” che non hanno. Mediamente i giocatori sbagliano almeno quanto gli arbitri: quando i fischi non mi convincono, inizio a pensare come adeguare il gioco della mia squadra a quel metro arbitrale. Spesso non trovo una soluzione perché scopro che gli avversari sono semplicemente più bravi e l’arbitro non c’entra nulla.
20. Cosa fai dopo una vittoria? Quando vinco una partita festeggio con la squadra. Poi analizzo la partita per capire cosa poteva essere fatto meglio e penso alla prossima gara. Quando vinco un campionato, festeggio e ringrazio la squadra.
21. …dopo una sconfitta? Come prima ma senza festeggiare…
22. Un sogno da realizzare? Riportare SocialOsa a giocare campionati giovanili di Eccellenza.
23. Il tuo prossimo viaggio? In moto, sicuramente.
24. Un messaggio alla famiglia OSA? La SocialOSA siamo noi. Nemmeno il Covid ci ferma. E quest’anno compiremo 73 anni di storia. Quante società in Italia hanno la storia che abbiamo noi?…. ….. 3 2 1 #solochiOSAvola

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